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Lisergico...Lasciami Sciogliere in Te |
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November 03 Suggestione alata non alata.C'è l'idea di qualcosa che abbia le ali eppure non possa volare. L'idea fissa, monolitica, di un fardello. Il fardello è,
in uno dei suoi aerobici modi di chiamata, una croce, uno stipite di porta sigillata, un bavaglio. C'è questa idea
che balena maledetta: lascia in penosa, in pensosa apnea. Dentro questa significazione si annida l'esperienza degli
ultimi giorni: un corpo sciupato, un profumo, un letto, un processo irreversibile di perdita, simultaneo ad un innamora-
mento, una radicata illusione di sedimenti. Ma nulla ancora si sedimenta, qui. Nulla ancora, letteralmente, si lascia
voltare. Tu mia bellissima comparsata. Le ali che si chiamano come te, i bavagli e le costrizioni, dicono la mia forma
dell'adesso. Non la dicono, la sbraitano. E' come se evacuassero un lamento risata, un ghigno frustrazione, un
momento di eiaculazione sonora. Tu sei stata le mie ali pochi giorni. Ali che non voleranno perché essenzialmente
indisposte, indisponibili, incapaci dell'aria. September 17 Inserto da "La vita della lettera" (per la memorizzazione). ...E poi, prima che t'inabissassi, ho pensato a Charles Bukovski, all'essenza della sua spudoratezza: una vita come una pinta di whisky, un amore come un'eiaculazione da cavallo inferocito. Ho pensato ad un artista in agonia, infagottato nel suo sangue, nella sua merda e nel suo stile, l'ho rivisto alla sua casa di Los Angeles recitare la sua parte di viveur. Ho creduto di potermene fregare, di fidarmi dei consigli di un Maestro: ho provato a disprezzarti come lui faceva con la bella Martha, che chiavava ed obbediva, ossequiava e defecava senza fare alcun rumore. Ma tu, tu eri più forte di qualsiasi nefandezza, più incisiva di un orgasmo duraturo. Neanche Charles aveva peso su quel tuo disinteresse imperscrutabile, sull'indecorosa noia che lasciavi trapelare. Lui ti avrebbe massacrata di legnate, insultata e poi scopata; io mi sfogherò sulla sola carcassa rinvenuta in queste acque: la mia... September 07 Valentina.E così tu dimori la mia carne con un solo tuo messaggio, con la sola forza dell'intimità. E così tu, che sei una donna vera, stasera non mi farai addormentare. E così tu, Valentina, che il caso mi ha riconsegnato come nuova amica, vera fino alle lacrime, mi dai in dono la tua storia più crudele, la tua vita meno tersa. Mi fai dire a questa Terra che viviamo: "Io ti amo, maledetta." Maledetta per il male che ti ha fatto, quando ti ha strappato la mamma dagli occhi, dai capelli, dalle dita che stringevi da bambina. Sei una roccia e non lo sai, Valentina. Sei lo scoglio che le onde non scalfiscono, per questo ti rispetto. Nel tuo sorriso lei ti sopravvive, lei resuscita con te ogni volta che confessi ad un estraneo il tuo mondo. Tu ricominci sempre, Valentina. E questa sera, hai fatto ricominciare, ancora una volta, ed inaspettatamente, me. Grazie. September 03 La notte di tutte le mie notti.Voglio saperti felice. Voglio vedere nei tuoi occhi il candore della giovane Sissi, la resistenza di Ecuba, l'oblio di Medea. Voglio
saperti felice. Esigo che nel tuo petto palpitino due cuori, che la tua vita sia perpetua gravidanza, felice sarabanda di venute,
di comparse; e non sarai mai più da sola. Voglio per te il crepuscolo e l'aurora sulla stessa cartolina, in procinto di esaltare e
capitare nella gioia. Voglio saperti felice: sei l'amore che non ho mai posseduto, costrizione alla pura meditazione. Sei la terra
dove cresce un solo frutto, luminoso: un satellite, un airone, una scommessa, un'effervescenza, una goccia di pioggia, un
fremito sensuale, un cuscino pregno di lacrime, un gelato al pistacchio. Un figlio. Sei la notte, la notte di tutte le mie notti.
Voglio saperti felice. August 25 Settembre.Ci sono cose che mi fanno svegliare la mattina in lacrime. Ondate di situazioni in forma di sogno,
di avvenimento. Ondate di Argivi, che mi vengono a conquistare. Che mi svellono. Ci sei tu che
riemergi, qualsiasi cosa tu sia, risali dalle correnti del Michigan e vieni a darmi sonorità e consistenza.
Vieni a togliermi le ragnatele. Tu sei gli anni. Gli anni. Sei lancette dell'immemore costanza, sei una
vita che risveglia il mio settembre. Sempre meno perfetto, accidentale, inconcludente e sporadico.
Chiassoso, anti-creativo, distruttivo. Sono io che chiedo a te di completarmi. Sono dieci dita attonite
che versano le fiabe ad un bambino che verrà, l'unica cosa proprio benedetta, proprio santa,
proprio vera che in vent'anni mi è successa. Io sono al limitare dell'amore, al cospetto del ricordo.
L'ultima mariposa sono io, il fiore delle nuove acquisizioni. Spalancati, cosa meravigliosa. Spalanca
le tue braccia, le tue gambe, le tue cosce, vengo in te a dimenticare.
Giungo a te col mio settembre. |
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